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Il mio blog

Questo è il mio blog.

È uno spazio virtuale dove daró spazio ai miei pensieri, un luogo dove troverete la rielaborazione dei miei studi e delle mie competenze.

Qui troverete la mia storia, le mie esperienze, i risultati di successi e insuccessi che mi hanno portato a intraprendere delle scelte formative e di vita.

Qui troverete il riflesso di molti che ho incontrato sul mio cammino e che hanno lasciato qualcosa in me, un ricordo, un’emozione, una riflessione, una spinta a fare meglio; a non fermarmi.

S

Vietare o responsabilizzare?

Quando i governanti hanno bisogno di avvalersi di misure estreme e coercitive è perché il popolo non vuole responsabilità e non vuole responsabilizzarsi.

Lavorare ai piani di emergenza e investire in tal senso sarebbe sinonimo di grande civiltà e organizzazione sociale. Non siamo mai abbastanza preparati a terremoti, esondazioni, tsunami, frane, incendi, siccità prolungata, epidemie. Eppure esistono organi preposti, personale, titoli di studio.

Non siamo mai abituati alle calamità naturali. Perché? Forse perché sottovalutiamo quanto piccoli siamo davanti a tali fenomeni? O forse perché sappiamo di essere andati oltre e di aver utilizzato risorse e impegno per altro?

La maggior parte del genere umano è stato abituato da tempi immemori a subire, sottostare, ubbidire. E così un bel giorno ci dicono che per frenare la pandemia dobbiamo stare a casa, perché solo così rallentiamo la diffusione del contagio, evitando il collasso sanitario. Però i numeri non tornano, la gente continua a contagiarsi e morire, e allora forse non siamo stati tutti abbastanza attenti, abbastanza a casa. E allora sembra un cane che si morde la coda. La verità è confusa, spesso incongrua, scientificamente invalida, sommaria, politicizzata, e intanto la gente muore, ma di cosa muore? Una polmonite interstiziale bilaterale. Ormai lo sanno pure i bambini, si loro, le vere vittime di questo gioco perverso. A loro non è consentito uscire, mai e in nessun caso. Eppure sono i meno esposti, i meno contagiati, rispondono come a qualunque altra infezione virale. E gli anziani muoiono e muoiono, ma poi l’istituto superiore di sanità nel suo report indica che sono pazienti già ricoverati o già affetti da 2 o 3 patologie concomitanti. Non per questo sono meno vittime, ma è giusto conoscere questi dati. E i giovani? Muoiono anche loro. Certo. Ma chi è perfettamente a conoscenza del loro stato di salute, dove per salute non si intende mancanza di patologie note ma il perfetto equilibrio di corpo e psiche? Anche i medici muoiono. Già i medici. Uomini e donne in trincea da settimane, esposti a carica virale alta, che dormono poco, mangiano male, lavorano lunghissime ore in condizioni pietose. La maggior parte uomini, che a vederli dalle foto proprio in salute non li definirei.

E così siamo avvolti da un vortice di notizie, notizie piene di numeri ma vuote di significato. Notizie che confondono, che non trasmettono sapere, bensì sfiducia.

Ma allora cosa possiamo fare? Cercare la verità, non subirla. Forse non tutti possono, ma chi è in grado, chi pensa di avere gli strumenti culturali abbia il coraggio di mettersi in prima linea, di esporsi, di farsi sentire, di sovvertire la passività, di comunicare attraverso strumenti adeguati cioè che può salvarci.

Una cosa sola abbiamo capito: bisogna stare a casa. Ma il nemico non è lì fuori, è dentro la nostra testa e prima lo capiremo, prima saremo al sicuro.

S.

La Paura.

Ho sospettato e aspettato pensando che, come ogni tanto accade, poi si cambiasse argomento. Ho aspettato che il vento cambiasse, ho seguito, ho cercato, ho letto, ho partecipato al susseguirsi degli eventi e ho scelto consapevolmente di non parlarne. A che serve parlare ancora di un tema affrontato 24 al giorno da tutti i media, da tutti gli italiani, da tutti i social.

Non solo esperti ma politici, giornalisti, opinionisti, influencer, gente comune. E c’è chi fomenta, chi sminuisce, chi inventa, chi piange, chi sbuffa, chi soffre, chi è indifferente, chi non capisce, chi ha forse capito tutto, chissà.

Io non aggiungerò nulla ai fiumi di parole già spesi da illustri colleghi e amanti scrittori, ma vorrei precisare che in qualunque scenario ed in qualunque epoca storica la PAURA ha sempre rappresentato qualcosa da evitare. È giusto conoscere, sapere, essere informati, ma avere paura no, no è di alcuna utilità. La paura accorcia il respiro, e qui c’è un gran bisogno di scambiare ossigeno, la paura immobilizza, sottrae la razionalità e la calma, la paura deprime e, soprattutto, immuno-deprime.

Non abbiate paura.

I virus sono minuscoli frammenti di DNA (o RNA) racchiusi da un involucro. Così, inerti. Al di fuori delle cellule sono innocui, non respirano, non svolgono alcuna funzione. I virus stanno lì, trasportati, non vivono e non muoiono, entrano all’interno cellule come ospiti sgraditi e si insinuano subdolamente nell’apparato che la cellula utilizza per replicare il proprio DNA. Non fanno altro che rubare “strumenti” altrui. Ma la cellula è viva, respira, è laboriosa, ha delle difese, non deve necessariamente subire l’attacco.

Quando un esercito è forte, qualunque nemico può essere combattuto.

State su, aumentate le vostre difese, non abbiate paura, quell’infinitesimo frammento può essere lasciato fuori.

Dipende tutto da noi.

#andràtuttobene

#Prevenzione per loro

Che questa giornata possa avere un significato. Che possa risvegliare le coscienze, che possa indicare un percorso, l’unico esistente, e cioè quello della prevenzione attuata mediante scelte consapevoli basate sulle conoscenze medico scientifiche attuali e non di 30 anni fa. La scienza è dinamica, in evoluzione e con essa la nostra conoscenza. L’unico modo possibile per combattere i tumori in maniera concreta è la prevenzione primaria a partire dai 1000 giorni del bambino che iniziano al momento del concepimento. La genetica non determina un bel niente da sola, la sfortuna non esiste in queste cose, esiste un insieme di fattori che spesso si ignorano e ancora più spesso NON si vogliono accettare e che portano all’insorgenza, sempre più frequente, di queste patologie.

versoilcambiamento#epigenetica#1000giorni

Siamo diversi

Ebbene sí, in un mondo che rivendica l’uguaglianza, io vi sottolineo quanto, invece, da un punto di vista biologico siamo diversi.

Oggi ho letto su un noto quotidiano un articolo che “sfata” certi miti alimentari, sostenendo che gli zuccheri fanno male solo se se ne abusa.

È come se vi dicessi che il fumo di sigaretta fa male “solo se se ne abusa”, che “l’eroina fa male solo se se ne abusa”.

Ahimè nessuno di noi è abituato a conoscere intimamente ciò che ci fa star bene e ciò che, invece, può essere deleterio per la nostra salute.

Siamo diversi perché a seconda di come interagiamo con “l’ambiente” alcuni nostri geni si attivano e altri si spengono, per cui certe proteine verranno prodotte e ci serviranno a svolgere alcune funzioni, altre non verranno più prodotte. O ancora alcune funzioneranno meno, altre funzioneranno troppo quando non servono. E quindi tornando al concetto di epigenetica, siamo molto diversi. Ognuno di noi è un mondo. Avete mai notato la differenza tra un abito cucito su di voi e un abito industriale? L’abito industriale, fatto in serie, per quanto della vostra misura non vi vestirà mai bene come quello che un’abile sarta ha cucito su di voi.

Ognuno di noi ha davanti a se un percorso e ogni cosa che sceglie, che vive, che gli capita porta una conseguenza.

Siamo diversi.

Due gemelli omozigoti se separati alla nascita e fatti crescere a migliaia di km di distanza svilupperanno comportamenti diversi, reazioni diverse, patologie diverse. Eppure il loro DNA è uguale.

Rifiutate i protocolli standard, approfondite le vostre conoscenze, fidatevi di chi vi fa domande, pretendere la personalizzazione di cure, terapie, integrazioni.

Sottolineate e cercate la vostra diversità.

Alcune sostanze sono nocive, anche in piccole quantità e voi non sapete se avete delle vite metaboliche alterate che non riescono a smaltire quelle piccole quantità cosichè, sommate ad altre piccole quantità nocive, diventeranno grandi quantità tossiche.

Le cellule hanno una grande capacità adattativa. Ma se le costringiamo a lavorare in modo per loro non naturale, col tempo perderanno la capacità di svolgere la propria funzione e inizieranno a svolgere nuove funzioni, diverse, caotiche, pericolose.

Fate della vostra diversità il vostro punto di forza.

La salute dei bambini

“I bambini piccoli, soprattutto da 0 a 3 anni, si ammalano continuamente. Rassegnati, è un periodo che deve passare.”

Un po’ vero, un po’ falso. Come al solito fermiamoci un attimo a riflettere.

I bambini molto piccoli possiedono una fisiologica immaturità del sistema immunitario, è quindi plausibile che, rispetto ad un adulto (aggiungerei sano e con buone abitudini quotidiane) siano più soggetti ad ammalarsi nei primissimi anni di vita. Ció che non è fisiologico, è che siano frequentemente “malaticci” e che alternino, quindi, affezioni delle alte vie aeree con vaste produzioni di muco, tossi frequenti, faringiti, gastro-enteriti, manifestazioni cutanee, quali ad esempio eczema. Ció che voglio dire è che, sebbene si trovino un un periodo fisiologico di immunizzazione nei confronti di innumerevoli agenti patogeni, la frequenze con cui questi bambini si ammalano è troppo alta.

Perché questo succede?

Ritornando al concetto di epigenetica, e quindi di tutto ciò che influisce sull’espressione dei nostri geni, la salute di un bimbo viene già influenzata dalle abitudini e dai comportamenti genitoriali.

In particolare, le abitudini della madre e la sua dieta durante tutta la gestazione sono decisamente cruciali nel determinare un buon funzionamento del sistema del nascituro.

Inoltre, subito dopo la nascita, l’allattamenro al seno è certamente cruciale nel contribuire ad un buon funzionamento del sistema immunitario del neonato. Ma l’allattamento al seno non basta. L’alimentazione della madre e la composizione del suo microbiota intestinale sono DETERMINANTI perché i batteri che colonizzeranno l’intestino del neonato sono gli stessi della madre.

Ma quali sono gli altri fattori che influiscono sulla competenza del sistema immunitario di un bambino?

Prima di tutto l’ALIMENTAZIONE.

• cibi freschi (frutta e verdura di stagione)

• cotture lente e poco elaborate

• basso apporto di zuccheri

• alimenti di stagione

• carni bianche

• cereali, da variare

• cibi biologici o dalla provenienza certa

Queste piccole indicazioni, che dovrebbero ormai essere abbastanza note ai più, vanno associate a scelte di vita quotidiane congrue come le esigenze sociali di un bambino nei primi anni di vita.

Una di questa scelta, direi di fondamentale importanza, è quella di chi dovrà badate a lui/lei quando la mamma riprenderà a lavorare a pieno ritmo. La scelta di ricorrere agli asili nidi è molto frequente, e con essa la consapevolezza che, almeno il primo anno il piccolo si ammalerà molto di frequente. Ma questo è un bene o un male? La risposta giusta come al solito non esiste, ma possiamo fare delle considerazioni utili. Il bambino che entra a contatto con una comunità di bambini anch’essi piccoli, con i quali vive una quotidianità promiscua (giocattoli, ciucci, posate, cibo in comune) in ambienti spesso piccoli e poco aerati tenderà a sviluppare infezioni, per lo più alla vie aeree superiori e al tratto gastroenterico, di continuo. Se il genitore riuscisse, ad ognuno di questi malanni, a non sovraccaricare di medicinali sintomatici e antibiotici il piccolo e se gli permettesse una guarigione totale prima di reintrodurlo in classe, allora forse la vita in comunità, tra alti e bassi, potrebbe essere sì difficile ma non impossibile. Ció che invece succede è, alla prima linea di febbre, una corsa folle all’uso di farmaci, principe di questi il paracetamolo, seguito da un infame cortisone, per dare una mazzata non indifferente al sistema immunitario non ancora troppo competente del piccolo, che cerca sì “di farsi gli anticorpi” ma allo stesso tempo viene contrastato da genitori troppo poco informati e da pediatri troppo poco aggiornati e consapevoli dei danni che con le loro terapie stanno arrecando ai piccoli pazienti. A far da cornice a tutto ciò vi è poi una scarsa conoscenza di quanto possa incidere la salute dell’intestino dei nostri bambini fin da piccolissimi e di come l’alimentazione sia il primo allenato contro non solo le malattie del bambino, ma soprattutto contro ciò che svilupperà da adulto.

A proposito, i bambini non hanno bisogno del latte vaccino per crescere. Neanche un pó.

Il sintomo

Ho trovato questo simpatico post in giro per il web, a tratti drammatico in realtà, che vorrei condividere per fornire un momento di riflessione.

“CIAO, SONO IL TUO SINTOMO…”

Ciao, ho molti nomi: ansia, panico, depressione, dolore al ginocchio, ascesso, mal di stomaco, reumatismo, asma, il muco, influenza, mal di schiena, sciatica, cancro, depressione, mal di testa, tosse, mal di gola, insufficienza renale, diabete, emorroidi… e la lista continua.

Mi sono offerto volontario per il peggior lavoro: essere il lettore di te stesso.

Nessuno mi capisce.

Molti pensano che voglia disturbare, rovinare i loro piani di vita.

Molti pensano che voglia danneggiare, fare del male, limitarli.

Non è così! Perché lo psicosoma è sempre nostro amico, anche nel male.

Ma del resto, molti vivono addormentati… come faccio a risvegliarli se non dando loro un segnale forte e che li scuota dalle fondamenta?

Del resto, io, il sintomo, non posso essere “leggero” quando ho bisogno di dare un messaggio fondamentale per l’esistenza!

Mi odi, ti lamenti di me con tutte le persone, ti lamenti della mia presenza nel tuo corpo, ma non ti concedi un minuto per pensare, ragionare e cercare di comprendere la ragione del mio esserci.

Mi dici sempre “vai via”, “ti odio”, “maledetto sia il tempo in cui appari”, e molte frasi che mi fanno sentite impotente per farti capire, e così io sono costretto a urlare più forte, perché devo farti capire il messaggio.

Ti preoccupi solo di azzittirmi con le medicine, cerchi di farmi rimanere in silenzio, giorno dopo giorno, e mi va bene, ma nel frattempo sarebbe utile imparare a leggermi e comprendermi.

Io vengo da te per offrirti l’opportunità di cambiare la tua vita. La mia unica intenzione è quella di darti un messaggio. Ma tu spesso preferisci ignorarmi totalmente.

Immagina di essere la sirena del Titanic, quella che tenta in mille modi di avvertirti che c’è un iceberg davanti. Ma non lo raccogli il segnale e affondi.

Il vero male non sono io, ma quello che porti nell’anima. Le tue parole non dette, il tuo dolore taciuto e represso, la sofferenza che ti macina, relazioni morte che ti ostini a portare avanti per inerzia, obblighi e doveri, ruoli, mancanza di piacere e di emozioni.

La buona notizia quindi è che spetta te non aver più bisogno di me, sei te che devi analizzare ciò che sto cercando di dirti, quello che sto cercando di prevenire. Il mio compito è farti divenire totalmente responsabile di te stesso, al 100%, per farti smettere di dare sempre la colpa a cose fuori di te che non puoi cambiare. Tu si invece, hai questo potere, ma non lo usi e io devi farmi sentire per “guarirti”.

Ti prego di farti aiutare ad ascoltarmi e io mi allontanerò dalla tua vita!

Con affetto.

IL SINTOMO

Ebbene, mi capita spesso di notare che alla base delle cattive abitudini, della disinformazione e delle false convinzioni, in realtà manca anche un sano buon senso. Se la maggior parte della gente si fermasse a riflettere, a porsi domande e a fare semplici analisi di ciò che succede loro e di ciò che gli viene “consigliato”, probabilmente molte situazioni potrebbero essere risolte definitivamente.

Lanciamo una sfida a noi stessi. Non cerchiamo le soluzioni solo all’esterno di noi, se riusciamo a comprendere cosa ci accade e perché, sarà più semplice porvi rimedio.

S

Fertilità

Sapete cosa accomuna le donne che non riescono ad avere figli?

Gli occhi. Ne ho visti parecchi di quegli occhi, sono occhi gonfi. Gonfi di dubbi, di attesa, di rabbia, gonfi di speranze. Quegli occhi stanchi e persi ti trafiggono in una richiesta di aiuto cui non sempre siamo riusciti a soddisfare. Si, siamo perché in genere siamo una squadra e si lavora insieme. Però una cosa io l’ho fatta e la continuo a fare, ed è spiegare e condividere e provare ad alleviare quel tormento.

Le domande dilaniano, le attese pure. L’attesa di quel ciclo che non deve arrivare e puntualmente arriva. Arriva,e la speranza ricomincia e poi ricomincia l’attesa e l’interpretazione di quei segnali. Circa 7/10 giorni in ascolto. Ho più fame. Ho mal di schiena, ho sentito una fitta al basso ventre. L’odore del caffè oggi mi dà fastidio. Mi fa male il seno, molto male. Ho voglia di dolci.

L’arrivo del ciclo, quell’infame, ha gli stessi sintomi di un’iniziale gravidanza. Ma questo lo sapete già, perché in quei 7/10 giorni avete letto e riletto gli stessi forum decine di volte. E vi siete ricordate che la cugina di quella vostra amica ha avuto gli stessi sintomi prima della sua gravidanza. Anche a lei dava fastidio l’odore del caffè.

E poi ci sono quei mesi in cui il vostro strapuntuale ciclo è in ritardo di uno, due, tre giorni. Non si dorme più. E allora ti dici di rilassarti che tanto se viene viene, e non ci pensi più. E poi arriva. Con tutto il dolore che puoi provare. Ma la percezione del dolore non è reale. Non è l’utero che si contrae che fa male, non è il mal di schiena che paralizza. È un dolore che non è reale e non si può spiegare.

Torniamo razionali. Le soluzioni ci sono, si trovano. Si ricorre allo specialista, magari non subito. Ma da lì a tutta una sfilza di esami è un passo. E poi cominciano le sentenze: signora lei ha le tube chiuse. Ha una scarsa riserva ovarica, in parole semplici produce poche uova. Gli spermatozoi di suo marito sono pochi e si muovono male.

Poi iniziano le parole difficili: endometriosi, policistosi ovarica, oligoastenozoospermia.

E poi la più bella, quella che le batte tutte: infertilità inspiegata (nota anche come idiopatica).

E lì crolli. Perché ascoltare con triste rassegnazione di chi sia la percentuale maggiore di infertilità tra te e il tuo partner ci stai, ma l’inspiegata è un colpo basso. Tre anni di tentativi infruttuosi. A volte sei. Qualche altra volta dieci. E come fai a giustificare dieci anni di infertilità con la parola INSPIEGATA. Cioè nessuno ti può spiegare perché questo figlio non arriva.

Oggi la scienza ci mette a disposizione tecniche avanzatissime per superare il problema. Tuttavia, a volte ciò non basta. Spesso ci si scontra ad avere insuccessi anche con tali tecniche. O semplicemente c’è chi a queste tecniche non vuole neanche pensare. È legittimo.

Le motivazioni possono essere varie, ma i pazienti vogliono risposte.

Io, come tutti coloro che si occupano di medicina integrata, ho l’obbligo di diffondere il messaggio per cui se una parte del nostro corpo non sta funzionando bene, non può non esserci un motivo. Forse ancora non abbiamo gli strumenti per individuarlo, ma se proviamo a ripristinare ciò che non funziona, se eliminiamo ciò che di nocivo introduciamo nel nostro corpo, se adottiamo stili di vita adeguati, se rafforziamo quegli apparati “malati”, se consideriamo le terapie personalizzate, se consideriamo la persona, e nel caso specifico la coppia nella sua totalità, se la studiamo in maniera approfondita, soltanto allora che avremo fatto tutto ciò che è possibile fare. E sono certa che le “inspiegate” si ridurranno, le parole difficili verranno pronunciate più di rado. Iniziamo a prenderci cura di noi ora. Il momento è adesso.

Malattia

L’insorgenza di una malattia ha quasi sempre radici profonde.

Ognuno di noi ha la predisposizione a sviluppare problemi in un determinato apparato o organo e questo spesso è legato ad un insieme di fattori che derivano dal nostro vissuto e da quello dei nostri genitori, e aggiungerei, dei nostri avi in generale.

A tal proposito, le cellule posseggono una “memoria”, e i messaggi in codice che modificano l’espressione del nostro DNA, attraverso fenomeni epigenetici, si tramandano, attraverso le cellule riproduttive ai figli, e poi ai nipoti e così via. Non stupisce, quindi, come ascoltandoci e facendosi ascoltare da figure competenti sia possibile individuare la causa profonda di certe “predisposizioni” e porvi rimedio, o quantomeno fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurne al minimo i sintomi e il dolore che tali stati ci procura.

È possibile, accettando il problema e comprendendone le ragioni, conviverci nel migliore dei modi. La medicina integrata cerca di fare questo: integrare la medicina convenzionale con tecniche e discipline, molte delle quali antichissime, volte al benessere dell’individuo nella sua totalità.

In realtà, i medici di un tempo, sprovvisti di attrezzi ultramoderni, analisi di laboratorio ultrasofisticate e medicinali d’avanguardia, altro non facevano che ascoltare i corpi dei malati, usando per lo più piante medicinali per curarli o facendo loro bere o mangiare particolari sostanze ritenute efficaci per risolvere determinate patologie.

Oggi è tutto molto diverso, i sintomi di molti malesseri sono simili, si sta male e spesso, si hanno pluripatologie, si ricorre a plurispecialisti, si frammenta il corpo, si ricorre alla diagnosi differenziale…si va ad esclusione. Tanto si esclude che si arriva a inventarne di nuove. E poi non si capisce più se sono di nuova insorgenza o semplicemente se sono sconosciute, se non si sa come chiamarle o se ancora, sono “rare”. Rare, oltre il danno la beffa.

E qui tutto diventa complicatissimo. Un vortice di opinioni, consulenze, medicine, indagini strumentali, tentativi e di nuove altre consulenze sempre più lontano, sempre più in alto nella scala gerarchica, da chi ne sa di più. O almeno noi crediamo che ne sappia di più.

Di più di chi? Di noi che cerchiamo aiuto? Che cerchiamo Un ancora di salvezza? Una spiegazione? Una risposta? Un sollievo? Aiuto. Questo è quello che non troviamo. Qualcuno che ci aiuti. Perché una spiegazione a tutto non c’è o non c’è se dobbiamo farla rientrare dentro degli schemi poco flessibili, dentro dei parametri infiocchettati da asterischi che compaiono e scompaiono ma che i realtà ci dicono poco. Poco perché noi siamo coloro i quali possiamo fornire i veri strumenti per farci aiutare. Le nostre storie, le storie dei nostri familiari, i nostri tormenti, il nostro habitat, la nostra routine. È li che va cercata la risposta. Non soltanto in un farmaco o dentro un titolo conseguito con il massimo dei voti che di noi non sa niente e pretende di non sapere niente.

Anno nuovo

Vita nuova.

Quasi mai, anzi gennaio è il mese dei malanni, delle scadenze, delle prime rate, dei picchi di influenza (siete sicuri sia sempre influenza? O il nostro fisico è debilitato dai bagordi e quindi più soggetto a contrarre qualunque cosa?

Possibile che anche il più innocuo microrganismo possa trovare pane per i suoi denti?

Ebbene sì. Non si tratta nè del freddo nè dello zio che vi ha tossito accanto il 31 notte. E neanche del pesce contaminato, che si sa durante le feste chissà cosa ti danno. No. Fermatevi a riflettere).

Scusate per la lunga parentesi.

Eppure questo 2020 lo percepisco come un anno di grandi cambiamenti. Sarà un anno green, plastic free, forse torneranno le mezze stagioni e magari una nuova consapevolezza.

Per citare Charles R. Swindoll

“La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci”.

Supergiù come succede a noi, abbiamo il nostro DNA, di cui ereditiamo la sequenza dai nostri genitori, e poi c’è tutto il resto, ció che in biologia si definisce “l’ambiente” che, invece, permette al DNA di lavorare in un modo piuttosto che in un altro.

Qual è il vostro “ambiente”? Come fate lavorare il vostro organismo? Rifletteteci su. Non esistono risposte sbagliate.

Io vi auguro apertura e cambiamento.

S

Salute

Ero indecisa se scrivere questo articolo sul concetto di salute o su quello di malattia. Riflettendoci, però, mi sono resa conto che siamo comunemente molto più in gamba a vivere in uno stato alterato di salute, e quindi in uno stato di malattia.

Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo “Ciò che ti devi augurare è la salute!” O “Se hai la salute hai tutto”.

Quindi pare di capire che la salute è qualcosa da attendere quasi come un evento casuale, qualcosa che tocca a sorte, puoi averla come non averla.

È assolutamente fuori da ogni dubbio il fatto che esistano molteplici stati patologici, quali sindromi su base genetica, patologie congenite, e tutta una serie di altre condizioni a cui, almeno fino ad oggi, non è possibile associare una cura tale da renderle reversibili e da cui, quindi, poter guarire.

Fatto questo distinguo, vorrei riferirmi a tutte quelle condizioni di “malattia” cui vanno incontro soggetti, almeno apparentemente venuti al mondo sani.

Diabete, ipertensione, cardiopatie, dislipidemie, sovrappeso, obesità, colite, gastrite, reflusso, stipsi, costipazione, diarrea, allergie varie, asma, raffreddori ricorrenti, cefalee, sinusite, emicranie, eczema, orticaria, psoriasi, infezioni ricorrenti, cistiti, prostatiti, vaginosi, dolori muscolari, dolori articolari, depressione, cancro.

E si, l’ultima è forte e fa paura più di tutte le altre.

Per tutti questi e per moltissimi altri di questi “stati di salute alterata” esiste una componente predisponente, ciò che ci rende più suscettibili a sviluppare il problema, ed un’altra componente, forse più importante e più subdola, legata all’ambiente in cui viviamo.

Ciò che introduciamo nel nostro corpo, ciò che respiriamo, i pensieri che formuliamo, le frequenze che emettiamo e che riceviamo, influenzano il comportamento nonché il funzionamento delle nostre cellule.

Se poteste tornare indietro alle lezioni di scienze e biologia della scuola, vi verrebbe in mente di pensare alla cellula, quel simpatico e colorato disegno tridimensionale, di solito di forma sferica, con tante piccole altre cose all’interno, simile ad una piccola fabbrica dove ogni reparto ha un proprio compito.

Ora immaginate di avere uno strumento tipo Google Earth che vi permette di zoomare la vostra cellula. Se allarghiamo un po’ lo zoom, ricorderemo che tante piccole cellule costituiscono un tessuto, tipo quello muscolare o quello adiposo, allarghiamo ancora, tanti tessuti insieme formano un organo e, andate ancora più indietro con lo zoom, ecco che si intravedono gli apparati formati da più organi (l’apparato cardiovascolare è costituito dal cuore e dai vasi sanguigni a loro volta costituiti da tessuti diversi a loro volta formati da milioni di piccole cellule).

Quindi immaginate che tutte queste microscopiche cellule si adoperano incessantemente, a gruppi e con compiti diversi, per far sì che tutto funzioni e che tutto vada per il meglio. Insomma se tutto funziona un essere vivente è in salute.

Torniamo alla fabbrica, come tutte le fabbriche c’è chi dirige, chi sgobba di brutto, chi si occupa della pulizia, chi dello smaltimento dei rifiuti, chi delle pubbliche relazioni. È tutto uguale. Se si lavora bene e si produce bene, il clima è sereno e tutto fila liscio.

Se ad un certo punto cominciano ad arrivare, però, direttive casuali o incongrue, se il lavoro aumenta vertiginosamente e si fanno i doppi turni senza mai poter riposare, se i rifiuti si accumulano incessantemente prima di poterli smaltire correttamente, ecco che siamo davanti al caos. Il caos della nostra piccola azienda è la malattia.

E in che modo le nostre piccole fabbriche ci avvisano che qualcosa non sta andando per il verso giusto?

Con il sintomo.

Il sintomo è il campanello dell’allarme ed è quella cosa che ci permette spesso di riceve una diagnosi e delle cure.

Ma facciamo un passo indietro. Noi siamo molto ambiziosi e non vogliamo che le nostre piccole fabbriche arrivino a far scattare il campanello d’allarme, bensì vogliamo fortemente che tutto continui a funzionare nel migliore dei modi. Esiste un modo per farlo? Esiste un modo per minimizzare il rischio di sviluppare tali circostanze?

La risposta è sì ed è alla portata di tutti, purché si abbia quell’ambizione di far in modo che le cose continuino a funzionare.

Buon Anno Nuovo. E che possa essere un anno colmo di salute. 🥂

S