Vietare o responsabilizzare?

Quando i governanti hanno bisogno di avvalersi di misure estreme e coercitive è perché il popolo non vuole responsabilità e non vuole responsabilizzarsi.

Lavorare ai piani di emergenza e investire in tal senso sarebbe sinonimo di grande civiltà e organizzazione sociale. Non siamo mai abbastanza preparati a terremoti, esondazioni, tsunami, frane, incendi, siccità prolungata, epidemie. Eppure esistono organi preposti, personale, titoli di studio.

Non siamo mai abituati alle calamità naturali. Perché? Forse perché sottovalutiamo quanto piccoli siamo davanti a tali fenomeni? O forse perché sappiamo di essere andati oltre e di aver utilizzato risorse e impegno per altro?

La maggior parte del genere umano è stato abituato da tempi immemori a subire, sottostare, ubbidire. E così un bel giorno ci dicono che per frenare la pandemia dobbiamo stare a casa, perché solo così rallentiamo la diffusione del contagio, evitando il collasso sanitario. Però i numeri non tornano, la gente continua a contagiarsi e morire, e allora forse non siamo stati tutti abbastanza attenti, abbastanza a casa. E allora sembra un cane che si morde la coda. La verità è confusa, spesso incongrua, scientificamente invalida, sommaria, politicizzata, e intanto la gente muore, ma di cosa muore? Una polmonite interstiziale bilaterale. Ormai lo sanno pure i bambini, si loro, le vere vittime di questo gioco perverso. A loro non è consentito uscire, mai e in nessun caso. Eppure sono i meno esposti, i meno contagiati, rispondono come a qualunque altra infezione virale. E gli anziani muoiono e muoiono, ma poi l’istituto superiore di sanità nel suo report indica che sono pazienti già ricoverati o già affetti da 2 o 3 patologie concomitanti. Non per questo sono meno vittime, ma è giusto conoscere questi dati. E i giovani? Muoiono anche loro. Certo. Ma chi è perfettamente a conoscenza del loro stato di salute, dove per salute non si intende mancanza di patologie note ma il perfetto equilibrio di corpo e psiche? Anche i medici muoiono. Già i medici. Uomini e donne in trincea da settimane, esposti a carica virale alta, che dormono poco, mangiano male, lavorano lunghissime ore in condizioni pietose. La maggior parte uomini, che a vederli dalle foto proprio in salute non li definirei.

E così siamo avvolti da un vortice di notizie, notizie piene di numeri ma vuote di significato. Notizie che confondono, che non trasmettono sapere, bensì sfiducia.

Ma allora cosa possiamo fare? Cercare la verità, non subirla. Forse non tutti possono, ma chi è in grado, chi pensa di avere gli strumenti culturali abbia il coraggio di mettersi in prima linea, di esporsi, di farsi sentire, di sovvertire la passività, di comunicare attraverso strumenti adeguati cioè che può salvarci.

Una cosa sola abbiamo capito: bisogna stare a casa. Ma il nemico non è lì fuori, è dentro la nostra testa e prima lo capiremo, prima saremo al sicuro.

S.

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