Salute

Ero indecisa se scrivere questo articolo sul concetto di salute o su quello di malattia. Riflettendoci, però, mi sono resa conto che siamo comunemente molto più in gamba a vivere in uno stato alterato di salute, e quindi in uno stato di malattia.

Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo “Ciò che ti devi augurare è la salute!” O “Se hai la salute hai tutto”.

Quindi pare di capire che la salute è qualcosa da attendere quasi come un evento casuale, qualcosa che tocca a sorte, puoi averla come non averla.

È assolutamente fuori da ogni dubbio il fatto che esistano molteplici stati patologici, quali sindromi su base genetica, patologie congenite, e tutta una serie di altre condizioni a cui, almeno fino ad oggi, non è possibile associare una cura tale da renderle reversibili e da cui, quindi, poter guarire.

Fatto questo distinguo, vorrei riferirmi a tutte quelle condizioni di “malattia” cui vanno incontro soggetti, almeno apparentemente venuti al mondo sani.

Diabete, ipertensione, cardiopatie, dislipidemie, sovrappeso, obesità, colite, gastrite, reflusso, stipsi, costipazione, diarrea, allergie varie, asma, raffreddori ricorrenti, cefalee, sinusite, emicranie, eczema, orticaria, psoriasi, infezioni ricorrenti, cistiti, prostatiti, vaginosi, dolori muscolari, dolori articolari, depressione, cancro.

E si, l’ultima è forte e fa paura più di tutte le altre.

Per tutti questi e per moltissimi altri di questi “stati di salute alterata” esiste una componente predisponente, ciò che ci rende più suscettibili a sviluppare il problema, ed un’altra componente, forse più importante e più subdola, legata all’ambiente in cui viviamo.

Ciò che introduciamo nel nostro corpo, ciò che respiriamo, i pensieri che formuliamo, le frequenze che emettiamo e che riceviamo, influenzano il comportamento nonché il funzionamento delle nostre cellule.

Se poteste tornare indietro alle lezioni di scienze e biologia della scuola, vi verrebbe in mente di pensare alla cellula, quel simpatico e colorato disegno tridimensionale, di solito di forma sferica, con tante piccole altre cose all’interno, simile ad una piccola fabbrica dove ogni reparto ha un proprio compito.

Ora immaginate di avere uno strumento tipo Google Earth che vi permette di zoomare la vostra cellula. Se allarghiamo un po’ lo zoom, ricorderemo che tante piccole cellule costituiscono un tessuto, tipo quello muscolare o quello adiposo, allarghiamo ancora, tanti tessuti insieme formano un organo e, andate ancora più indietro con lo zoom, ecco che si intravedono gli apparati formati da più organi (l’apparato cardiovascolare è costituito dal cuore e dai vasi sanguigni a loro volta costituiti da tessuti diversi a loro volta formati da milioni di piccole cellule).

Quindi immaginate che tutte queste microscopiche cellule si adoperano incessantemente, a gruppi e con compiti diversi, per far sì che tutto funzioni e che tutto vada per il meglio. Insomma se tutto funziona un essere vivente è in salute.

Torniamo alla fabbrica, come tutte le fabbriche c’è chi dirige, chi sgobba di brutto, chi si occupa della pulizia, chi dello smaltimento dei rifiuti, chi delle pubbliche relazioni. È tutto uguale. Se si lavora bene e si produce bene, il clima è sereno e tutto fila liscio.

Se ad un certo punto cominciano ad arrivare, però, direttive casuali o incongrue, se il lavoro aumenta vertiginosamente e si fanno i doppi turni senza mai poter riposare, se i rifiuti si accumulano incessantemente prima di poterli smaltire correttamente, ecco che siamo davanti al caos. Il caos della nostra piccola azienda è la malattia.

E in che modo le nostre piccole fabbriche ci avvisano che qualcosa non sta andando per il verso giusto?

Con il sintomo.

Il sintomo è il campanello dell’allarme ed è quella cosa che ci permette spesso di riceve una diagnosi e delle cure.

Ma facciamo un passo indietro. Noi siamo molto ambiziosi e non vogliamo che le nostre piccole fabbriche arrivino a far scattare il campanello d’allarme, bensì vogliamo fortemente che tutto continui a funzionare nel migliore dei modi. Esiste un modo per farlo? Esiste un modo per minimizzare il rischio di sviluppare tali circostanze?

La risposta è sì ed è alla portata di tutti, purché si abbia quell’ambizione di far in modo che le cose continuino a funzionare.

Buon Anno Nuovo. E che possa essere un anno colmo di salute. 🥂

S

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